Asta del tartufo bianco d’Alba, a colpi di rilanci da Hong Kong a Brasilia

Jack è un cane di mezza taglia che a prima vista si potrebbe scambiare per un meticcio. È il tabui, come in Langa si chiama il cane da tartufo, di Mario Aprile, presidente dei trifulau piemontesi, che in sala presenta il gran lotto della giornata: un Tartufo Bianco d’Alba «gemello», due esemplari saldati in uno, da 850 grammi.

Quel tartufo, però, non l’ha trovato lui. Lo ha scovato il cane di un amico del suo padrone, poco sopra l’ultimo filare, dove la Langa si fa ruvida e le vigne scivolano nei boschi dell’Alta Langa. Sul punto esatto, come vuole la tradizione, nessuno si sbilancia.

Siamo al Castello di Grinzane Cavour, domenica 8 novembre, per la ventisettesima Asta Mondiale del Tartufo Bianco d’Alba. I lotti aspettano il loro turno adagiati ciascuno su un cuscino di velluto azzurro, davanti a una fila di grandi formati: Barolo e Barbaresco, Asti spumante e Moscato d’Asti. L’asta però va ben oltre la sala, con sette sedi collegate in diretta, da Hong Kong a Brasilia, sparse lungo 41.428 chilometri e undici ore di fuso. Quando il gemello va all’incanto, a Hong Kong si sta gustando il dessert, mentre a Brasilia il pão de queijo della colazione scompare sotto la spolverata di lamelle di tartufo. È proprio Hong Kong, alla fine, a portarselo via, per 100.000 euro.

L’Oriente, a dire il vero, aveva già alzato la mano anche in sala. Dei lotti battuti a Grinzane prima del gemello, uno da 250 grammi è andato a Weng Yongjun, chef stellato di Shanghai. Un altro, da 300 grammi, è stato venduto due volte. Se l’era aggiudicato Lino Stoppani, presidente della FIPE, che, assicurata la donazione, lo ha rimesso all’incanto. Al secondo giro è andato a un imprenditore varesotto, e così, nel giorno di un tartufo gemello, anche la generosità raddoppia.

Messi in fila, i rilanci della giornata fanno 545.800 euro, il secondo risultato da quando l’asta è nata, nel 1999, per un totale che ormai supera gli otto milioni. Ogni sede estera destina il proprio ricavato a una causa di casa (a Hong Kong andrà a Mother’s Choice, che si occupa dei bambini senza famiglia), mentre quello raccolto a Grinzane si divide tra il territorio e strade che dalle Langhe sembrano lontanissime. Tra i collegamenti della giornata c’era anche un ospedale sugli altopiani del Kenya, il North Kinangop, dove con il contributo dell’asta è nata una nuova sala operatoria e sta prendendo forma un centro trasfusionale.

Anche il tartufo venduto due volte ha la sua destinazione: Every Child Is My Child, l’associazione fondata da Anna Foglietta per i bambini colpiti dalla guerra, che in sala era stata rappresentata da Edoardo Leo e dall’astigiano Andrea Bosca. Tra gli ospiti anche Daniel McVicar, langarolo per vocazione, che il pubblico italiano conosce da oltre trent’anni come il Clarke Garrison di Beautiful. Mattatore come sempre Fulvio Marino, il panificatore albese, presenza fissa della cucina televisiva, che tra un rilancio e l’altro ha aggiunto sul piatto una pizza al tartufo da mangiare insieme a lui nel suo locale di Alba.

Tutto questo per un fungo ipogeo che, a dispetto di decenni di tentativi, non si lascia coltivare. Il Tuber magnatum nasce dove vuole, quando la pioggia e il caldo glielo concedono, e il clima che cambia lo insidia di stagione in stagione. È il più ostinatamente locale dei prodotti, eppure per un pomeriggio è appartenuto al mondo intero. Chi a Grinzane non ha rilanciato può rifarsi ad Alba, alla novantaseiesima Fiera Internazionale del Tartufo Bianco, aperta fino al 6 dicembre, dove in queste settimane il tartufo difficilmente scende sotto i 6 euro al grammo.