Dom Pérignon, tre Millesimi d’eccezione a un soffio dalle guglie del Duomo

Un luogo unico, che respira l’arte e dialoga con le guglie del Duomo, che par di toccare al di là delle imponenti vetrate. È il Museo del 900 di Milano, uno spazio denso e armonico che Dom Pérignon ha scelto per presentare tre importanti Millesimati.

Sala Fontana Museo del 900

Quinto piano, interno giorno, la Sala Fontana, con le volute ipnotiche del lampadario ideato dall’artista argentino. Va in scena un inno all’armonia e all’equilibrio. Nei calici e nei piatti perché è stato chiesto a Davide Oldani di accompagnare e interpretare tre champagne di grande intensità.

Vincent Chaperon

Lo Chef de Cave Vincent Chaperon li illustra ricordando i codici sensoriali che guidano le sue scelte – precisione, intensità, mineralità, complessità, completezza, sensazione tattile – e riafferma con decisione quanto Dom Pérignon sia sempre testimone fedele di un’unica vendemmia, qualunque sia la sfida, arrivando a non dichiarare il Millesimo se l’annata non si rivela all’altezza. Insiste sull’’armonia, che è “una forma di organizzazione del caos”. Una filosofia che condivide con il suo iconico predecessore, Richard Geoffroy.

I Millesimati presentati al Museo del 900 sono 2017, 2008 e 2010. Quella del 2017 è stata l’ultima vendemmia diretta da Geoffroy, che per trent’anni ha guidato la cantina come Chef de Cave e inciso la visione creativa della Maison.

L’anno successivo si è celebrato il passaggio di consegne con Vincent Chaperon, suo braccio destro da tredici anni, presentando al mondo l’annata 2008 nella sua prima Plénitude. La 2010 rappresenta forse il Millesimo più intrigante dei tre: la scommessa della Maison su un percorso creativo più radicale per esaltare l’espressività del Pinot Noir e raggiungere una profondità ancora più intensa, avendo sempre come punto d’arrivo l’armonia dell’assemblaggio.

A vincere su tutto è però il Vintage 2008 – Plénitude 2. Il 2008, ricorda la Maison, è un’annata “classica”: limitata esposizione solare e clima fresco e mite hanno portato a uno sviluppo tardivo delle uve. Settembre salva la vendemmia, regalando un vino “dal profilo aromatico fresco, luminoso, con una personalità elegante ed eterea”. Un maggiore tempo di maturazione sui lieviti porta a rivelare il Vintage 2008 dopo il Vintage 2009, alla prima Plénitude. La permanenza sui lieviti per altri sette anni ha rivelato quanto il vino fosse in moto perpetuo. Dice la Maison: “elevato alla sua seconda Plénitude, il Vintage 2008 si è esteso, i suoi bordi si arrampicano sul palato, la trama acida si lega a note amare e umami, diventando più consistente”.

I sommelier degustanti concordano. E i piatti di Oldani – sempre impeccabili e squisiti –  accompagnano ed esaltano nel segno di un armonico contrappunto.