Parker’s a Napoli, centocinquant’anni portati con leggerezza

È Ferragosto, ma al Grand Hotel Parker’s qualcuno pensa già alla festa dell’ultimo dell’anno. Marco Giuliano, il concierge, è seduto in poltrona e si lambicca il cervello sul da farsi. Arriva Vincenzo, il suo collega, e parte il conciliabolo. Salta fuori anche una poesia di Totò. Poi compare Giovanni Torre Avallone, direttore e terza generazione della famiglia proprietaria, in giacca bianca: «Oh, ma siete pronti per Capodanno?»

Più che una riunione organizzativa, è una piccola commedia napoletana: uno dei video con cui il Parker’s ha cominciato a raccontarsi sui social. Marco e Vincenzo hanno tempi comici eccezionali. Ma dietro c’è qualcosa di serio: il grande albergo ha deciso di cambiare passo.

Non è semplicissimo quando si hanno più di centocinquant’anni sulle spalle. L’albergo nasce nel 1870, quando il biologo marino inglese George Parker Bidder III trasformò il Tramontano Beau Rivage in un indirizzo per i viaggiatori del Grand Tour. Nel 1948, semidistrutto dalla guerra, fu acquistato dall’avvocato Francesco Paolo Avallone. Oggi il testimone è nelle mani della terza generazione, Giovanni Torre Avallone e la sorella Francesca Paola. 

Il punto, però, non è lucidare gli argenti di famiglia. È capire che cosa debba essere oggi un grande albergo storico in una città che negli ultimi anni ha cambiato pubblico, ritmo e ambizioni. Al Parker’s la risposta sta prendendo forma un pezzo alla volta, attraverso interventi diversi che cominciano a comporre un disegno più ampio.

Le 67 camere, suite e appartamenti sono stati rinnovati. Il tono è sobrio, contemporaneo senza abiurare il passato. Nella mia camera il mobile bar è nascosto dentro un grosso baule che ammicca al Grand Tour: macchina del caffè, bottiglie e bicchieri dove un secolo e mezzo fa avrebbero trovato posto profumi e abiti da passeggio. Nella Parker’s Suite sono conservati alcuni volumi appartenuti allo stesso Bidder. Sul rooftop, invece, vale la pena salire anche solo per la vista. Il Golfo, il Vesuvio, Capri: quassù il Parker’s gioca le sue carte migliori (e vince a man bassa).

Nel marzo 2025 l’hotel è entrato in Relais & Châteaux. Un riconoscimento importante, arrivato mentre era già in piena trasformazione. Ma poi ci sono le persone. Marco e Vincenzo, i due concierge Les Clefs d’Or che sui social giocano a fare gli attori, nella vita reale sono quelli a cui chiedere una visita privata, un indirizzo poco conosciuto, un’escursione costruita su misura. 

In questo cambio di passo la cucina aveva anticipato tutti. Al sesto piano il George di Domenico Candela è il primo e tuttora unico ristorante due stelle Michelin di Napoli. Candela lo guida dal 2018, dopo una formazione passata anche per la Francia, da Alain Solivérès e Yannick Alléno, e per cucine italiane come quelle di Antonio Guida ed Enrico Bartolini. La seconda stella è arrivata nel 2024; nel 2025 il George è entrato nelle Grandes Tables du Monde. 

La sua cucina tiene insieme Campania e disciplina francese senza farne uno slogan. Le salse, i consommé e le riduzioni tradiscono felicemente la scuola d’Oltralpe; il Pomod’oro mette invece sette varietà di pomodoro campano intorno a uno spaghettone di Gragnano, con una piccola sorpresa che sta all’ospite scoprire sul palato. Nel Barbaresco, l’agnello Laticauda incontra papaccella, jalapeño fermentato e una leggera bagna caoda di sardine affumicate. 

Anche la tavola partecipa al racconto. Candela ha voluto una serie di ceramiche ispirate al mosaico Marine con pesci della Casa del Fauno di Pompei: meduse, ricci, alghe diventano porta-pane, poggia-posate e piccoli oggetti. 

Più domestica è la cucina del Bidder Terrace, dove lo chef Luca Iannone continua a preparare alcune ricette di Matilde Avallone, madre della famiglia proprietaria: un pezzo di memoria familiare trasferito nella quotidianità dell’hotel. 

Meno visibile, ma tutt’altro che marginale, è il lavoro che il Parker’s porta avanti con chi vive situazioni di difficoltà. L’hotel sostiene la Comunità di Sant’Egidio nella distribuzione di pasti e beni essenziali e collabora con l’Istituto Penale per i Minorenni di Nisida e la cooperativa Nesis. Nel laboratorio di ceramica i ragazzi imparano un mestiere e realizzano gli oggetti firmati Nciarmato a Nisida. Alcuni decorano le camere e gli spazi del Parker’s, altri possono essere acquistati alla reception, contribuendo a finanziare e dare continuità al progetto