Se è vero, come è vero, che il vino in Italia è molto più di un prodotto perché esprime identità, territorio e cultura, pienamente all’interno di quei criteri che hanno consentito la designazione della Cucina italiana come patrimonio Unesco, non stupisce il particolare legame del settore con l’arte. Che si manifesta in forme varie di mecenatismo, dal supporto a eventi o centri culturali, al sostegno finanziario di importanti restauri, come all’organizzazione in prima persona di progetti culturali (spesso “in situ” nelle cantine con commissioni speciali a artisti di rilievo internazionale).

Pasqua Vini non è nuova a questo tipo di impegno ed ha appena annunciato una nuova campagna di mecenatismo a favore del Teatro Romano di Verona, la città di riferimento della cantina. L’azienda sarà tra gli sponsor della prossima Estate Teatrale Veronese 2026, in programma da giugno a settembre. Un impegno che si aggiunge al sostegno già avviato per il progetto 67 Colonne per l’Arena di Verona, che dal 2021 supporta le attività artistiche dell’Arena.
L’ultima iniziativa fa parte della strategia di responsabilità sociale dell’azienda, che a partire dal 2018 ha sostenuto numerosi progetti culturali in Italia e all’estero, con un investimento totale di circa 7 milioni di euro.
Nell’ultimo decennio la cantina, in collaborazione con artisti internazionali, ha sostenuto la realizzazioni di iniziative immersive e multimediali aperte gratuitamente al pubblico. Nel 2024 e 2025 sono stati avviati progetti di supporto anche all’estero, come alla Saatchi Gallery di Londra la mostra Metamorphosis: Innovation in Eco Photography and Film, e portando l’opera Senza Tempo dell’artista Adalberto Lonardi nella galleria britannica.
“Ho sollecitato la partecipazione di una Famiglia attenta al mondo dell’arte nel sostegno all’Estate Teatrale Veronese perché è una manifestazione storicamente molto cara ai veronesi, un vero e proprio gioiello nel calendario delle attività culturali della nostra città” ha detto l’Assessora alla Cultura del Comune di Verona, Marta Ugolini, ringraziando la famiglia Pasqua per aver accolto l’invito, “con la consapevolezza del valore culturale del progetto”.

La nuova stagione, dal titolo evocativo (H)Earth of Glass, vedrà l’innovazione come fil rouge di tutto il cartellone: “Il centro del Festival sarà l’indagine sulla terra come materia viva e fragile, paesaggio culturale e radice identitaria – ha spiegato Fabrizio Arcuri, Direttore Artistico della manifestazione -. Il Teatro Romano è un luogo carico di storia e memoria, e proprio per questo rappresenta lo spazio ideale per sperimentare nuovi linguaggi, forme di racconto e dialoghi tra discipline artistiche. Vogliamo che il festival sia un laboratorio aperto, capace di sorprendere il pubblico e di interrogare il presente, attraverso la ricerca, la creatività e il coraggio di immaginare il futuro della scena”.
Pasqua, dal canto suo, ribadisce il forte legame tra il mondo del vino e quello dell’arte. La cantina promuove progetti culturali che mettono in luce come i processi alla base della creazione di un vino richiamino, per molti aspetti, quelli della creazione di un’opera d’arte. Il linguaggio comune è “libero, universale e capace di superare ogni barriera”. Il 2026 prosegue in questo solco. All’inizio dell’anno Pasqua Vini ha lanciato una open call internazionale che ha raccolto circa 200 candidature di artisti da tutto il mondo per la realizzazione di una nuova installazione artistica. L’opera accompagnerà il lancio di un nuovo progetto vinicolo della cantina e saranno entrambi protagonisti della prossima edizione di Vinitaly.
“Attraverso la collaborazione con il Teatro Romano confermiamo la volontà della nostra cantina di essere non solo protagonista nel panorama vitivinicolo internazionale, ma anche attore attivo nella crescita culturale del territorio – ha spiegato Umberto Pasqua, Presidente di Pasqua Vini -. Come per l’arte, coltivare idee, farle crescere, trasformarle in esperienze è il motore che ci spinge a sperimentare e innovare, per dare voce a nuove visioni e prospettive per il mondo del vino”.
Intanto la cantina presenta la quinta edizione di Hey French: You Could Have Made It But You Didn’t., il progetto enologico che si fonda sul blend multivintage, una tecnica raramente utilizzata in Italia per un vino fermo. Una sfida aperta e ironica ai grandi maestri dell’assemblaggio francesi, a cui guarda con ammirazione. L’autore dell’etichetta è CB HOYO, artista contemporaneo autodidatta nato a L’Avana nel 1995, che incrocia ironia, critica sociale e sperimentazione visiva. Lo stesso artista firma anche un’opera site specific che sarà esposta dal 1° al 15 aprile sul pannello esterno che veste il Teatro Romano di Verona.