Casa Maria Luigia, corsa sprint ai 50 Best Hotels (da 82° a 18°)

L’anno scorso era all’82ª posizione. Ieri sera, a Parigi, Casa Maria Luigia è entrata nella top 50 dei migliori hotel del mondo direttamente al 18° posto. Un salto che le è valso anche l’Highest New Entry Award, il premio alla nuova entrata più alta della classifica. Lara Gilmore, sul palco, era visibilmente emozionata. E forse non soltanto per quei sessantaquattro numeri lasciati alle spalle.

Perché Casa Maria Luigia non è solo un albergo. In un certo senso non lo è affatto. Massimo Bottura e Lara Gilmore l’hanno aperta nella campagna alle porte di Modena partendo da un’idea molto personale di ospitalità: portare fuori dalle mura dell’Osteria Francescana quel modo di mettere insieme cucina, arte, musica, territorio e una certa dose di felice eccentricità. Dentro ci sono parte della loro collezione d’arte contemporanea, libri e vinili, auto e moto italiane.

Il risultato è un luogo che ha poco della liturgia alberghiera. Si gira per casa, si ascoltano dischi, si apre il frigorifero: la cucina rimane accessibile agli ospiti dalla mattina presto fino a mezzanotte. Una dispensa emiliana da saccheggiare anche in pigiama. Vero lusso contemporaneo, insieme alla tavola affidata alla talentuosissima Jessica Rosval, con Francescana at Maria Luigia e Al Gatto Verde, costruito intorno a fuoco, brace e affumicature.

Sono sei gli alberghi italiani nei primi cinquanta, tanti quanti quelli francesi. Davanti a tutti Passalacqua, sul lago di Como, quinto assoluto e miglior hotel europeo. Nel 2023 a sorpresa (Davide contro Golia, un hotel di proprietà familiare a confronto con i colossi dell’hôtellerie mondiale) aveva vinto la prima edizione della 50 Best Hotels. Quest’anno conquista per la terza volta consecutiva anche il Best Boutique Hotel Award. Seguono Four Seasons Firenze al 12° posto, Casa Maria Luigia al 18°, Bulgari Roma al 32°, la new entry Portrait Milano al 39°, la miglior prima colazione della città, e San Domenico Palace di Taormina al 50°.

La classifica è stata presentata per la prima volta fuori da Londra, alle Salles du Carrousel di Parigi. L’Europa resta il continente più rappresentato, con 21 hotel, seguita dall’Asia con 18, dal Nord America con 6, Sud America e Africa con 2 ciascuno e Oceania con uno soltanto.

In cima, per il secondo anno consecutivo, resta Rosewood Hong Kong. Sessantacinque piani affacciati su Victoria Harbour, 413 camere, undici tra ristoranti e bar e il gigantesco spazio dedicato al benessere Asaya: aperto nel 2019 e disegnato da Tony Chi, è ormai una delle sagome più riconoscibili dello skyline della città.

Subito dietro, Bangkok fa doppietta. Capella Bangkok è secondo, dopo essere stato primo nel 2024 e terzo lo scorso anno; Four Seasons Bangkok at Chao Phraya River è terzo. Dubai arriva quarta con Atlantis The Royal, che si porta a casa anche il titolo di miglior hotel del Medio Oriente e il Best Beach Hotel Award.

Parigi, che quest’anno ospitava la festa, si difende bene: Hôtel de Crillon sale al 14° posto, Le Bristol è 19°, Cheval Blanc 20° e Plaza Athénée entra al 41°. Fuori dalla capitale, l’Hôtel du Couvent di Nizza, al 38°, conquista l’Art of Design Award.

Molti degli alberghi in lista sono metropolitani e ultramoderni, ma ci sono anche posti sperduti e magici. Uno di questi è certamente Chablé Yucatán, nono e premiato con l’Eco Hotel Award. Le camere sono sparse nella giungla, ci si muove in bicicletta e si può partecipare ad antichi rituali maya. Nella Casita Maya le cuoche locali preparano la colazione, insegnano a fare le tortillas e altre ricette tradizionali, fra cui la cochinita pibil, il maiale cotto lentamente nel pib, l’antico forno scavato nella terra. Negli orti maya ka’anche crescono molti dei prodotti usati in cucina e tra gli alberi svolazzano le Melipona, perché l’albergo porta avanti un progetto per la tutela della tradizionale ape senza pungiglione dello Yucatán.