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Il miglior bar d’Italia è a Lecce. Nessun milanese tra i finalisti, e non stupisce

Il miglior bar d’Italia è a Lecce. È stato aperto pochi anni fa da Ekaterina e Davide De Matteis, figlio d’arte (i suoi genitori sono i proprietari della pasticceria storica della città, la Cotognata leccese) tornato a casa dopo varie esperienze all’estero. Da cui deriva un’apertura verso il nuovo, una curiosità e un’attenzione ad ambiente e design che fanno di questo locale una preziosa anomalia nel panorama cittadino.
A decretare la supremazia del bar leccese la guida compilata ogni anni dal Gambero Rosso in collaborazione con Illy. Ieri una giuria di sette persone (giornalisti di varie testate, tra cui Il Sole 24 Ore) ha dovuto scegliere tra i venti finalisti. Dal Piemonte alla Liguria, dal Lazio alla Puglia appunto.
In finale sono giunti locali molto diversi tra loro, per storia, aspirazioni e visione. Si va da posti iper-tradizionali, forti di esperienza e riconosciuti per il saldo attaccamento alle radici (di sapori e territorio) a locali più innovativi, aperti a sperimentazioni a volte anche ardite, con un concetto più ampio di quel che un bar deve offrire alla propria clientela. Sempre di più questi locali diventano spazi di comfort e relax in tutte le fasce orarie, sempre più spesso si trovano a sostituire il ristorante nella pausa pranzo. Quindi sul bancone scorrono brioche e cappuccini ma poi veri e propri piatti, cucina a tutto tondo.
300mila lounge ha più di in motivo per meritare la segnalazione come best tra i migliori. E non solo per la straordinaria varietà, qualità e freschezza delle proposte gastronomiche ma anche per la capacità di fare tutto questo in un territorio dove i giovani talenti (in tutti i settori) faticano molto di più ad emergere. Quindi lode doppia a De Matteis che offre pescato a chilometro zero – straordinari gli stuzzichini al riccio – rivisitazioni dei piatti della tradizione, carne biologica pugliese e lascia mano libera allo chef Marco Silvestro. Qualche esempio? Riso ai totani e ciliegie ferrovia o mantecato alle fragole e basilico, tataki di tonno rosso locale con capomafia di melanzane.
Aperitivi e cocktail all’altezza, dai distillati non scontati alle centrifughe biologiche.
Anche se la scelta del vincitore ha trovato tutti immediatamente concordi il bar leccese non era l’unico ad aver acceso gli entusiasmi. Come non segnalare la tenace volontà di innovazione dei giovani fratelli Conzani che nel cuore della Brianza hanno creato un nuovo concept che va dal bar di design alla pasticceria alla produzione di marmellate e cioccolato (partendo dalle fave di cacao) alla torrefazione affidata a Marco, massimo esperto di caffè. A cui si è aggiunto di recente un piccolo hotel con ristorante.
E se in queste settimane è ancora chiusa per ristrutturazione – allo scopo di diminuire i tavoli e aumentare lo spazio di lavoro – la Caffetteria Torinese di Palmanova è un indirizzo da non dimenticare: qui si possono gustare gamberi alle sette del mattino, formidabili selezioni di formaggi, così come un’impeccabile gubana, simbolo di
Friulinesità.
Sopra tutti, a molte leghe di distanza, pensa e opera Corrado Assenza, che definire pasticcere è veramente riduttivo. Ha ricevuto una menzione speciale per la sua creatività e la capacità di interpretare il territorio, il suo rigore e il suo approccio “etico”.
Una menzione ha ricevuto anche Tuttobene, che alle porte di Firenze riesce a coniugare alta qualità e grandi numeri.
Quattro new entries nell’olimpo dei migliori: Douce a Genova, Il chiosco a Lonigo, Morlacchi a Zanato e Caffè Quadri gestione Alajmo a Venezia. Sono 150 i nuovi ingressi nella guida.
Tra le regioni rappresentate primato netto del Piemonte con otto locali. Milano, e non stupisce, non ha nemmeno un finalista.
Un’edizione all’insegna di qualità e sobrietà, come ha ricordato la curatrice della guida Laura Mantovano. Che porterà all’istituzione di in Club dei migliori bar d’Italia, come ha proposto Andrea Illy, chiamati all’arduo compito di fare formazione. Perchè nei bar si beve e si mangia molto meglio di un tempo, ma sul servizio c’è ancora tanta strada da fare.

Il miglior bar d'Italia è a Lecce. Nessun milanese tra i finalisti, e non stupisce

Il miglior bar d'Italia è a Lecce. Nessun milanese tra i finalisti, e non stupisce

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  • carl |

    E al Quadri c’è pure l’orchestrina, non ancora di androidi ma in carne ed ossa..:o)
    L’ultima volta che vi consumai un caffè mi furono esatte,se ben ricordo, una decina di migliaia di lire (ma di quelle che sarebbero poi state convertite o grosso modo arrotondate a 1000 lire a euro..:o)

  • fernanda |

    I prezzi variano. Se mangi gamberi crudi appena pescati non puoi pensare di pagarli come un salatino. Ma la sorpresa è che al caffé Quadri di piazza San Marco a Venezia, una delle città più care d’Italia (del mondo?) la tazzina di caffé costa meno che in centro a Milano.

  • carl |

    Nessun accenno ai prezzi.. Certo, almeno nelle società di mercato e/o in via di divenirlo, anche la ristorazione è da considerare una nicchia “sui generis” all’interno dal vasto e variegato settore o circo dell’entertainment..
    Quanto alla ristorazione del genere o livello preso in considerazione in questo pezzo, credo che si possa affermare che essa mira a rimanere a galla ed a svilupparsi nel mercato facendo affidamente sulle fasce di reddito (e consumo) non toccate, o toccate di striscio, dalla crisi.. Sbaglio..:o) ??
    Carl

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