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Un “doppio” con gusto in Chianti

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Come i duetti tra celebri cantanti, le cene a quattro mani riservano sempre sorprese. Ci si avvicina a tavola con curiosità. Chi dei due prevarrà? Come dialogheranno stili e gusti diversi? Si saranno giocati ai dadi la sequenza dei piatti?

Le contaminazioni gastronomiche sono ormai una consolidata esperienza e, quando non rappresentano una posticcia trovata di marketing ma nascono da autentiche amicizie e dal desiderio di mettersi in gioco insieme, si rivelano sempre una bella esperienza (per il palato degli ospiti). Uno di questi casi è stato senz'altro la serata organizzata un paio di giorni fa nel cuore del Chianti dal Borgo San Felice, il Relais & Châteaux di proprietà di Allianz circondato dai vigneti della costola agricola del gruppo assicurativo. Francesco Bracali, chef del Poggio Rosso, il ristorante gourmet dell'albergo, ha ospitato Paolo Barrale, titolare del Marennà, la tavola dei Feudi San Gregorio. Tenzone tra Toscana e Campania a suon di stelle (due Bracali nel ristorante di famiglia a Massa Marittima, una Barrale nella tenuta dei produttori di vino campani). In entrambi i casi una cucina schietta e aderente ai prodotti del proprio territorio, innaffiata dai vini delle due case.

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Il tutto in un'atmosfera magica, perché il Borgo, che ospita ancora la Pieve del 998, non ha perso il carattere di piccolo villaggio, tra antichi palazzi, viuzze, piazzette e tabernacoli.La tenuta agricola, che si stende su 650 ettari (di cui 140 destinati a vigneto e 60 agli ulivi) è quella che nel 1968 ha dato vita al primo Supertuscan del Chianti, il Vigorello.

Caratteristica comune ai due chef il generoso ricorso ai prodotti di tradizione del territorio. Nel caso della tavola chiantigiana – che ha anche un angolo più rustico, riservato al barbecue – sono i ceci rosa di Reggello, i cipollotti di Certaldo, lo zafferano di San Gimignano, il pecorino delle crete senesi…

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Ma al culto del prodotto locale – ormai fortunatamente patrimonio acquisito di molti cuochi - qui si aggiunge un'iniziativa di spessore sociale. Agricola San Felice, infatti, ha messo a disposizione un terreno per la coltivazione di orti che vengono lavorati da alcuni anziani dei paesi vicini e un piccolo gruppo di ragazzi disabili. Che poi vendono i prodotti, anche al ristorante del Borgo.

Dopo l'esperienza con il collega campano Bracali sembra averci preso gusto. Le cene a quattro mani, o le "contaminazioni gastronomiche, come amano definirle qui, proseguiranno. Quasi certamente con un calendario fitto a partire dall'autunno.

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  • carl |

    Una domandina veloce, veloce, anche se “collaterale”–
    Ma i “solfiti” li mettono (e dichiarano..) anche nel Chianti (ed altre denominazioni illustri…:O) ??
    Infine, i “solfiti” sono indispensabili..?

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