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Borgogna, assassinio in vigna

Appassionante come un giallo di John Grisham. C'è tutto. La minaccia, il ricatto, una vittima di secolare lignaggio, un'indagine strappata alla polizia locale per assicurare maggiore discrezione. Luogo dell'azione gli aristocratici vigneti della Borgogna, anzi, la creme de la creme della produzione vinicola planetaria, il Domaine Romanée-Conti, Santo Graal dell'enologia.

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Questa regione benedetta da Dio, a tre ore di macchina da Parigi, produce i più blasonati Pinot neri, bottiglie che alle aste non vengono cedute a meno di 6500 dollari e che possono salire fino a 30-40mila dollari per le annate più rare. Un bene così prezioso, si penserà, sarà ben tutelato, protetto da vigilantes giorno e notte. Invece no. Anche se naturalmente nessuno ha accesso alle cantine, le vigne sono praticamente incustodite. Un muretto regge una grande croce di pietra su cui è incisa la data 1723, sotto c'è un semplice cartello con scritte in francese in inglese: "Molte persone vengono a visitare questi luoghi, possiamo comprenderne la ragione, ma vi chiediamo di restare sulla strada e non entrare nelle vigne, per nessun motivo". Fino ad un anno fa il potere dissuasivo della frase era stato inattaccabile. Poi è successo qualcosa di impensabile. Non solo qualcuno è entrato in una delle vigne col favore delle tenebre, ma ha messo in atto un'impresa criminale, avvelenando alcune viti e lanciando un ricatto al marchio sovrano della Borgogna.

Nel gennaio 2010 l'anziano aristocratico patron del Domaine, Aubert de Villaine, riceve un plico, un contenitore cilindrico simile a quelli usati dagli architetti. Il plico contiene una planimetria, precisa al millimetro, dei vigneti Romanée Conti e un piccolo segno circolare in rosso indica il luogo dove le viti sono state avvelenate. Con la minaccia: se la proprietà non fosse stata disposta a pagare un riscatto di un milione di euro, altre viti, in una progressione funesta, sarebbero state annientate. Il vecchio Aubert all'inizio pensa a uno scherzo di cattivo gusto ma si deve ricredere non appena il suo agronomo di fiducia conferma la terribile notizia: in effetti un paio di viti sono già morte. Di qui in avanti è un susseguirsi di mosse e contromosse per mettere all'angolo il ricattatore. De Villaine finge indifferenza e parte per un viaggio di lavoro negli Stati Uniti. Parigi manda investigatori esperti. Non ci si fida dei poliziotti di provincia titolari naturali del caso e si impone un reticolo di assoluto riserbo sull'intera faccenda (cosa accadrebbe ai futures milionari e alle aste delle pregiate bottiglie se gli investitori intuissero il potenziale pericolo cui è soggetto il più celebrato produttore di Pinot nero al mondo?).

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Per il finale della storia rimando a Vanity Fair Usa (http://www.vanityfair.com/culture/features/2011/05/vineyard-poisoning-201105) che racconta la vicenda nei minimi dettagli. Posso solo dire che il lieto fine è garantito. Prosit!