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Ai poveri date tv, non cibo (lo dice un’economista del Mit)

O meglio, è giusto rispettare desideri e aspirazioni dei più poveri, governi e ong devono ripensare completamente le politiche degli aiuti pubblici. L'approccio innovativo e un po' spiazzante è contenuto nel libro "Poor Economics", scritto da Abhijit Banerjee e Ester Duflo, quest'ultima già premiata con la borsa del genio della McArthur Foundation e insegnante di economia politica al Mit di Boston. Entrambi gli autori applicano il metodo sperimentale per verificare l'efficacia dell'aiuto pubblico allo sviluppo. Cosa emerge dallo studio sul campo della vita di chi può disporre di meno di un dollaro al giorno? Innanzi tutto (e non sembri una presa in giro) che l'esistenza dei poveri è estremamente noiosa e che dunque, come sostengono gli autori <tutto ciò che rende la vita meno noiosa è una priorità per loro>.

Emblematico l'incontro con un contadino marocchino. Banerjee e Duflo gli chiedono cosa farebbe se avesse un po' più soldi e lui risponde pronto <comprerei più cibo>. E se avesse ancora più soldi? <Comprerei cibo migliore>. Cominciavamo a sentirci male per lui, spiegano gli autori, quando abbiamo visto sporgere dalla stanza a fianco una televisione con dvd. E fuori c'era un'antenna parabolica, che non avevano notato prima. Perchè aveva comprato questi apparecchi se non aveva neanche abbastanza denaro per nutrire la famiglia? Ha risposto ridendo: ma la televisione è più importante del cibo!>

Questo non significa abbandonare le grandi campagne contro le carestie o smettere di fornire cibo alle popolazioni denutrite. Ma tenere conto che anche chi può solo ricevere ha diritto a sognare.