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Più di 3mila pasti e 82 chef da tutto il mondo, è la Chef’s Cup bellezza…

Il bilancio è di 82 chef arrivati da tutto il mondo (con particolare attenzione all'avanguardia sudamericana e all'emergente cucina thai), più di 3mila pasti serviti, oltre 1.200 persone saltellanti da una vetta all'altra per assaggiare le proposte gourmand, 15 sponsor (con Audi in prima fila che in più aveva un girotondo di navette) e 22mila euro raccolti in beneficienza. Questo il bilancio della nona edizione della Chef's Cup. 

Tra la girandola di appuntamenti golosi – in vetta, nei ristoranti stellati, tra le baite del Sellaronda – le gare di sci e altro non si può dire che ci fosse tempo per annoiarsi.

Al massimo per discutere della filosofia della festa, che secondo alcuni avrebbe perso lo spirito originale, lasciandosi "contaminare" da un versante più marketing oriented. Meglio pochi ma buoni oppure giusto allargare l'evento ai non addetti ai lavori che si guadagnano una fetta di festa pagando un biglietto? Ognuno probabilmente ha le sue buone ragioni e resterà della propria opinione.

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Norbert Niederkofler, anima della Chef's Cup insieme con Giancarlo Morelli, si limita a sottolineare che più del 60% "di quel che arriva" (ovvero gli introiti, e intorno alla Cup pare girino circa 400mila euro) "rimane in valle". Che è anche la sua valle, nonostante lui arrivi da un altra parte dell'Alto Adige, perché qui sta ai fornelli da molti anni, in un sodalizio fruttuoso con Hugo Pizzinini al Ros Alpina che ospita il suo stellato St Hubertus.

Io penso che questa resta, in ogni caso, una delle manifestazioni più riuscite e divertenti dell'anno (con la quasi-gemella Festa a Vico di Gennaro Esposito). Quest'anno forse ancor più scanzonata e allegra del solito…