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Vini da investimento: Baroli e Supertuscan (finalmente) “agganciano” i grandi francesi

I grafici stanno lì a dimostrarlo. Le grandi etichette italiane – Baroli e Supertuscan – sono a tutti gli effetti degli ottimi asset d’investimento. E hanno rosicchiato posizioni fino a raggiungere il livello dei blasonati cugini francesi.

</span></figure></a> Fonte: Liv-Ex
Fonte: Liv-Ex

Dal 2007 al 2014 la quota di mercato sul Liv-ex, la più accreditata piattaforma internazionale di trading per il vino di qualità, vede una costante discesa dei Bordeaux e una crescita degli italiani. Fino ad arrivare a una situazione di parità. Allo stesso tempo aumenta la presenza nelle grandi aste delle nostre etichette, come conferma il capo del Wine Department europeo di Sotheby’s. E anche la bibbia giornalistica inglese del vino – Decanter – sancisce il quasi-sorpasso. Sottolineando che nel settembre scorso i vini italiani sulla piattaforma hanno ottenuto un aumento record del 13,4% (sei volte la media degli ultimi otto anni). Decanter si dilunga ad elogiare i Supertuscan – nati ufficialmente nel 1968 con il Sassiccaia, seguito negli anni Settanta da Tignanello e Solaia e solo dagli anni Ottanta da Ornellaia e Masseto. La loro performance rispetto ai Bordeaux è migliore dei Baroli, che comunque si difendono bene.

</span></figure></a> Fonte: Liv-Ex
Fonte: Liv-Ex

I prezzi dei francesi hanno registrato un picco nel 2010 quando, con l’abolizione dei dazi sul vino da parte di Hong Kong è aumentata a dismisura la richiesta di bottiglie da parte dei collezionisti e degli investitori cinesi.

 

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