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Redzepi trasforma Noma in una fattoria urbana (pensando ai giapponesi)

L’ultimo pasto sarà servito il 31 dicembre 2016. Poi game over. Si ricomincia altrove. Era nell’aria, ma René Redzepi l’ha annunciato ufficialmente: Noma, il ristorante più famoso tra i gourmet internazionali, chiuderà i battenti nella sede attuale a Copenhagen per riaprire l’anno successivo alla periferia della città. Per la precisione ai margini di Christiania, dove troverà posto in un grande ex-magazzino oggi ricoperto di graffiti e luogo d’incontro di skater variopinti. Diventerà una “fattoria urbana”, con tanto di serra sul tetto e ospiterà il nuovo Noma 2.0. Autoproduzione per avere il massimo controllo degli ingredienti, sempre più rigorosamente stagionali.

Di certo ha avuto influenza il soggiorno giapponese dello scorso anno (Noma si era trasferito a Tokyo per una stagione) e la maniacale attenzione ai prodotti di stagione dei giapponesi ha fatto breccia sullo star-chef. Spingendolo a cambiamenti radicali.

In attesa di cominciare a pensare ai lavori per la nuova sede Redzepi e lo staff si preparano a ripartire. Quest’inverno, nella sua nuova transumanza, Noma si trasferirà in Australia. Mentre a Copenhagen aprirà un ristorante più easy. Parola d’ordine: diversificare.

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