Una cucina generosa ed essenziale, l’ossimoro vincente di Salvatore Bianco all’Eden di Roma

Dal blu infinito del golfo di Napoli al sontuoso dipanarsi della capitale, che si offre languida allo sguardo. Se c’è una costante di Salvatore Bianco – oltre, naturalmente a una cucina meravigliosa – è questa abitudine alla bellezza. Prima era il Vesuvio, che si occhieggiava dalle grandi finestre del Comandante all’hotel Romeo, suo precedente incarico, oggi i tetti e le terrazze della città eterna, ipnotica vista dall’ultimo piano dell’hotel Eden, l’icona dell’ospitalità Dorchester Collection dove Bianco ha portato la sua cucina mediterranea, trasformista ed emozionale.

Indirizzo di culto per il rito dell’aperitivo, la terrazza dell’Eden fa da entusiasta contraltare all’angolo più intimo del ristorante fine dining, dove la cucina a vista instaura un dialogo silente con gli ospiti.

Bianco talentuoso ha dimostrato di esserlo da tempo ma oggi è proprio in stato di grazia. Una cucina essenziale e al tempo stesso generosa, con un rispetto assoluto per la materia prima. La passione dello chef per il Giappone è nota: si riconosce nei cardini di quella cultura, in cui disciplina, austerità, attenzione maniacale al “tempo” giusto degli ingredienti, definiscono un intero stile di vita.

L’influenza nipponica si esprime anche nella “devozione” verso l’umami, inteso come concetto gastronomico di gusto rotondo, pieno e persistente, e l’ossessione virtuosa verso i prodotti ittici (nel corso dell’anno Bianco ha completamente aggiornato la lista dei fornitori per garantirsi la massima qualità). 

Stesso rigore per gli altri ingredienti del resto: niente allevamenti intensivi, predilezione per prodotti a km zero, fornitori che utilizzano energia verde.  

Bianco è l’executive chef responsabile dell’intera proposta gastronomica dell’hotel. Chiamato a soddisfare le esigenze (anche parecchio bizzarre) di una clientela internazionale, non sempre o addirittura raramente gourmet. Bisogna differenziare le proposte. Così l’Eden offre ai propri ospiti – e al pubblico esterno – sia la  cucina italiana “pura”, immediata e riconoscibile de Il Giardino Ristorante, con piatti spesso in condivisione, che la proposta fine dining di La Terrazza, in un momento in cui Roma vive una nuova euforia per l’alta ristorazione (Cracco è appena arrivato, Ducasse ha festeggiato il primo anno nella capitale).

“Ogni piatto è pensato per sorprendere e incantare, aprendo finestre sul passato attraverso profumi e sapori capaci di evocare ricordi preziosi – spiega Bianco -. Ma è anche un omaggio all’evoluzione: degli elementi naturali, della crescita personale e dell’arte gastronomica. Con un impegno concreto verso la sostenibilità, cerco di valorizzare ogni parte degli ingredienti, esaltandone il potenziale e riducendo al minimo gli sprechi”.

Due menu: il primo, La Persistenza della Memoria, dedicato ai signature dish, l’altro, La Metamorfosi, una libera espressione dei viaggi, delle esperienze e della evoluzione dello chef. Con espliciti riferimenti al mondo dell’arte. Perché per Bianco, cresciuto nel laboratorio di scultura e pittura di famiglia, la cucina è “l’unica forma d’arte capace di far interagire tutti i sensi contemporaneamente”. Collezionista di opere del Novecento, afferma di trovare nel Surrealismo una fonte di ispirazione costante.

Lo chef partenopeo ottenne la sua prima stella Michelin nel 2012 al ristorante Il Comandante presso il Romeo Hotel di Napoli. A novembre 2025 la replica con La Terrazza all’Hotel Eden. Un riconoscimento che premia la sua cucina di salde radici mediterranee in cui confluiscono suggestioni orientali e dove il vegetale è sempre protagonista.

Dall’inizio di questo mese è nata “La Tavola del Gusto”, nuovo appuntamento gastronomico dell’Hotel Eden, dove Bianco apre le porte della sua cucina a protagonisti della gastronomia italiana. Esperienze a quattro mani che si traducono in vere e proprie jam sessions e intuizioni condivise. Primo ospite Tommaso Foglia, Pastry chef e giudice di Bake Off Italia, che il 12 aprile ha portato la sua idea di pasticceria molto contemporanea.

Il 3 maggio sarà la volta di Franco Favaretto, cultore del baccalà e della tradizione veneziana. Il 7 giugno arriva Salvatore Elefante, dell’Olivo di Anacapri, una cucina che è un omaggio ai sapori marini e alla luce del Sud. E poi ancora verso l’autunno si chiuderà con Bobo Cerea, espressione del culto dell’ospitalità officiata dalla sua famiglia nella tradizione di Da Vittorio e Paolo Fantini, interprete della autentica cucina sabauda allo Scannabue di Torino.