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Lili Ma: così apro il mercato cinese ai vini italiani

Questa giovane donna di 29 anni gestisce 12mila clienti e una trentina di collezionisti cinesi per i vini supertop. E venuta al festival fiorentino Divino Tuscany con alcuni di questi clienti, in particolare un collezionista, amico personale del magnate francese Francois Pinault, che nei giorni scorsi aveva accompagnato l'artista preferito, Zeng Fanzni, all'inaugurazione della nuova mostra a Punta della Dogana a Venezia. Un signore che accumula con la stessa passione pezzi d'arte e grandi vini. Per i suoi clienti principali Lili Ma tratta solo etichette premium, da 300 dollari in su. Dice che i suoi compatrioti comprano bottiglie per fare business: si suggella un patto d'affari a tavola, brindando con un buon rosso (più gradito dei bianchi ai palati cinesi)e una cassetta di vini resta un buon viatico per accelerare una pratica. A Hong Kong vende soprattutto Supertuscan, anche se ha da poco scoperto i grandi baroli e i bianchi friulani. I vini italiani fanno ancora un po' fatica ad imporsi perché non si investe a sufficienza in marketing e comunicazione, differenza dei francesi che, dice soave Lili, stanno costruendo il futuro: "Pensano in termini di generazioni, non di mesi". Chi ha orecchie per intendere…. La sua società, una delle più accreditate sul mercato, si chiama Mayfair Fine Wines. Per ora l'unica esclusiva italiana e' quella con Ludovico Antinori. Ps: post scritto da iPad, sembra che gli apostrofi facciano strani scherzi, me ne scuso…

  • fernanda roggero |

    In effetti, dovremmo cominciare ad andare a investire nelle produzioni locali anche noi….

  • Pietro Magni |

    Io che in Cina ci sto vivendo, vedo che la Francia non solo vende, ma viene qui per coltivare l’uva e produrre vino anche di pessima qualita’,tanto su un miliardo di persone qualcuno che compra lo trovano.

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