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Se il made in Italy agroalimentare parla straniero

Quanto c'è ancora di Italy nel made in Italy agroalimentare? Nel solo ultimo anno sono passati in mani straniere marchi storici (come Gancia) per un valore intorno ai 5 miliardi di euro. E la tendenza è a continuare lungo questa china. Buoni ultimi i giapponesi che hanno acquistato il maggior produttore di conserve di pomodoro. Coldiretti lancia l'allarme all'inaugurazione di Fieragricola di Verona (domani sul Sole 24 Ore un resoconto dettagliato) e auspica un intervento governativo.

Qui non si tratta di stolido protezionismo ma di preservare tradizioni e imprenditorialità.  "Si é iniziato con l'importare materie prime dall'estero per produrre prodotti tricolori. Poi si é passati ad acquisire direttamente marchi storici e il prossimo passo rischia di essere la chiusura degli stabilimenti italiani per trasferirli all'estero", dice il presidente di Coldiretti Sergio Marini.

Come difendere i nostri prodotti simbolo? Con alleanze e fusioni tra i produttori nazionali? Con un rapporto più diretto tra i produttori e i clienti, come auspicano gli agricoltori? La rete dei mercati diretti può essere senz'altro una buona cosa ma per tutelare i marchi storici serve altro. Capitali, innanzi tutto.

  • Uniti! |

    Fernanda@, purtroppo coldiretti e non solo, hanno solevato il problema. Sono ripetitivo ma Le aziende ital­iane ,non solo nel alimentare, hanno davanti a se, secondo me, solo la fusione tra loro, ovvero, aumento delle dimen­sioni, delle masse, taglio dei costi, con­seguente aumento della pro­dut­tiv­ità per dipen­dente. C’e poco da fare. Purtroppo ciò non avviene, per quando ne leggo ho la percezione che per la stra­grande mag­gio­ranza degli impren­di­tori ital­iani è molto meglio arare il pro­prio orto e vendere le carote in con­cor­renza con i pomodori che nascono nell’orto del vicino, piut­tosto che pro­durre in forma comune insalate di pomodori e carote da vendere sul mer­cato mon­di­ale. Il mondo è cambiato, e se penso che Parmalat con i suoi brevetti, 69 stabilimenti, marchio fortissimo in Canada,Australia,Sudafrica,Venezuela ecc. era li, dopo essere stata risanata con soldi del contribuente italiano, e nessuno la voluta, beh, c’e poco da fare, si va ad aggiungere ai danti fallimenti industriali, vedi: Farmaceutica, Chimica, TLC ecc. Negli aspetti industriali e commerciali il grande limite di una nazione (L’Italia) con sessanta milioni di abitanti, chiamati a confrontarsi con una economia globale e prodotti internazionali.

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