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I cento grandi vini italiani di Wine Spectator, operazione compiuta

Oggi a Palazzo della Ragione a Verona si concentrava il meglio dell'enologia italiana. I cento marchi più rappresentativi a giudizio di Wine Spectator, la rivista americana che ogni quindici giorni con le sue 450mila copie diffuse nei cinque continenti detta legge nel mondo del vino, erano fianco a fianco nelle sale del palazzo veronese affollate da buyers e appassionati. Tutti i nomi blasonati, da Gaja a Biondi Santi, Antinori, Frescobaldi e così via, e qualche cantina piu giovane come Cusumano e Pacenti. Tutti apparentemente molto soddisfatti di questa vetrina internazionale (tanti i giornalisti stranieri) che forse verrà replicata all'estero. Con questa iniziativa in collaborazione con Wine Spectator Vinitaly certifica la volontà di proporsi come aggregatore e promotore del mondo del vino italiano all'estero. Un ruolo istituzionale che ci si aspetterebbe da un ente statale. Ma, pur senza far inutili polemiche, qui nessuno sembra rimpiangere l'Ice. I produttori alzavano i calici soddisfatti (anche dai dati usciti ieri sull'exploit delle esportazioni), mentre i dirigenti della fiera di Verona si preparavano all'apertura del primo Vinitaly che debutta di domenica. A Stevie Kim, organizzatrice di questo Opera Wine, va riconosciuto di aver dato una sferzata di energia a un mondo a volte poco elastico e troppo autoreferenziale.