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Parigi la spunta. Sulla Senna la corte europea per i brevetti Ue

Parigi ha vinto. Sarà nella capitale francese la corte di giurisdizione per i brevetti europei unificati. Battute Londra e Monaco. Questo è il passo definitivo per avere il brevetto unificato, rilasciato a livello europeo. Restano fuori ( perché contrarie al fatto che il brevetto sia solo in tre lingue, francese, inglese e tedesco) Spagna e Italia. Vale a dire che un’azienda italiana può chiedere il brevetto unificato ma se vuole difendere il suo copyright a livello nazionale dovrà chiedere anche un brevetto italiano. Valeva la pena portate alle estreme conseguenze la querelle sulla lingua?

  • Francesco Paolo Vatti |

    Certo che ne valeva la pena, anche perché l’articolo non è precisissimo: l’azienda italiana deposita sempre un brevetto nazionale che estende all’estero con priorità e può ottenere gli altri Paesi col brevetto unitario, pur essendone fuori. Lo straniero che voglia il brevetto in Italia depositerà il brevetto nel proprio Paese, come unitario e in Italia. Dunque, contrariamente a quanto l’articolo vorrebbe far credere, per l’industria italiana è un vantaggio stare fuori. E’ uno svantaggio per l’industria straniera che l’Italia stia fuori.

  • caromhecrich |

    e se in Italia non riconosciamo un brevetto francese? o inglese? e lo copiamo gratis? non solo vale la pena ma, bisogna essere più energici e utilizzare nuove tattiche, più aggressive, per difendere gli interessi non solo culturali ma, sopratutto economici del popolo italiano… se è davvero convinto di esistere e chi si chiede “se valeva la pena..” rappresenta una quota infinitamente minoritaria

  • marrcobcn |

    Anche lo spagnolo é una lingua ugualmente parlata nel mondo. Gli inglesi quando si trovano all´estero parlano solo il loro idioma, neache tentano di parlare nella lingua locale. Loro danno per scontato (molto spocchiosamente) che tutti sappiano la loro lingua, quasi fosse un obbligo. Io vivo in Spagna e quando un turista di lingua inglese mi chiede un´informazione,pur sapendo rispondere neanche lo tengo in considerazione e tiro diritto. I miei vicini di casa pure sono inglesi, proprio quelli del tipo che pensano che Spagna e Italia sia quasi Africa, naturalmente neanche li tengo in considerazione anche se loro continuano cercare di instaurare un rapporto di buon vicinato. Dovrebbero fare tutti cosi, dopo vedi come aguzzerebbero il talento. Saluti Marco.

  • Marco Trento |

    Sì che valeva la pena! Tanto la maggior parte delle industrie italiane scrive già la domanda di brevetto in italiano (per proteggersi in Italia), solo dopo la traduce per andare all’estero. Ci conviene stare fuori ormai: Le imprese italiane in ogni caso dovranno tradurre in francese inglese o tedesco (che si stia fuori o dentro il brevetto unico), ma le imprese estere che vogliono proteggersi in Italia dovranno tradurre in italiano, il che permette alla nostra lingua di mantenere un lessico specialistico.

  • Fernanda |

    Ma in quanti paesi al mondo si parla l’inglese, che è oggettivamente la nuova lingua franca?

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