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Si rinuncia al caffè al bar ma non al biglietto del Salone del gusto, vuol dire qualcosa?

I consumi alimentari calano. I produttori di caffè confermano che si risparmia anche sulla tazzina al bar. Sono aumentate le vendite di uova e farina (si fanno più torte e biscotti in casa?). Allora perché negli ultimi due giorni 75mila persone (+5% rispetto all’edizione precedente) hanno deciso di spendere 20 euro – non un prezzo popolarissimo – per entrare al Salone del gusto?
Un salone in cui, certo, c’è fiera, assaggi, gusto e festa del palato. Ma anche tantissimi laboratori, educazione al gusto, vademecum e workshop per l’alimentazione consapevole e sostenibile. E tanta curiosità per le comunità del cibo di terra madre, con i loro sapori esotici. L’altro giorno una signora anziana e molto dimessa chiedeva aiuto per non perdersi tra gli stand, voleva filare dritta all’Oval, “dove ci sono tutto quei contadini venuti da lontano”. Insomma sembra proprio che la manifestazione stia lentamente cambiando pelle. Proprio come voleva Carlin Petrini.

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  • carl |

    Bisogna proprio essere “tagliati” per riuscire a spiegare, interpretare (o sembrare che lo si sta facendo..) la variazione di questa o quella percentuale..
    E cioè sia di quel + 5% di persone che hanno pagato il biglietto per il salone del gusto sia (sopratutto) l’esegesi delle variazioni delle percentuali di questo o quel risaultato elettorale..:o)
    Bisogna proprio essere tagliati…:o) E, non ultimo avere qualcuno (che non sia un politico professionista) che le legga le spiegazioni in questione..

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