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Investire sul bello

Perché uno straniero dovrebbe venire in Italia? Difficilmente per aprire un’azienda, é scoraggiato da alto tasso di burocrazia e scarso livello di efficienza. Eppure, chiunque arrivi é avvolto dalla magia di questo stanco e sfilacciato paese che, nonostante tutto, é il più bello e il più magico del mondo. Considerazioni – di certo non originali – che facevo ieri sera a Venezia mentre partecipavo al Gran ballo del Doge.

Non ho mai festeggiato carnevale, una festa che per me significa solo scorpacciata di bugie come le chiamiamo noi piemontesi, o chiacchiere, cenci, frappe, galane come vengono apostrofate nel resto d’Italia. Ieri sera invece sono entrata a Palazzo Pisani Moretta, splendida magione su Canal Grande, stretta nel corpetto di un abito che immagino di stile cinquecentesco, e ho capito chi sostiene che l’oro nero dell’Italia é il bello. Ha ragione da vendere. Le frotte di russi e asiatici che affollavano le sale del palazzo riccamente addobbate tra musici, danzatori, equilibristi e sirene (la storia della sirena ve la spiego dopo) cercavano e han trovato l’Italian Flavour. Un incrocio inspiegabile di gusto, eleganza, maestria, spericolatezza e passione che noi stessi troppo spesso dimentichiamo di avere nelle vene. Ed erano ben felici di aver tirato fuori dal portafoglio un paio di migliaia di euro per vivere “un’esperienza indimenticabile”.

Riduttivo? I partigiani del bello vogliono in realtà trasformarci in una Disneyland di lusso- magari un po’ kitsch – per turisti danarosi? Se fatto con intelligenza, tutto questo si porta dietro mestieri, professionalità, saperi (a Ercolano i restauri sono potuti partire grazie al finanziamento di da una fondazione americana, che fa capo alla famiglia Packard, quella dei computer HP). E tutto ciò non é in contrasto con le nuove vie dell’innovazione. Chi ha detto che le tanto celebrate startup debbano solo essere digitali e informatiche?

Insomma, tra un ventaglio e una maschera, annaspando tra piume e sottogonne, ho avuto un barlume di speranza. Che queste voci inascoltate trovino una disponibilità d’attenzione a partire dal 26 febbraio (comunque vada a finire).