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Da Alibaba a Yesmywine, con chi vendere online il vino in Cina

Il mercato cinese è l'eldorado del commercio mondiale. Ma, come molti hanno scoperto sulla propria pelle, spesso riserva brutte sorprese. La nuova frontiera è rappresentata dal commercio elettronico che promette di diventare l'arma vincente per tanti settori, compreso il vino. Basta scegliere il partner giusto.

Il mercato più grande del mondo. L’obiettivo è scalfire anche qui, come avvenuto in America, il predominio assoluto dei francesi che hanno saputo affidare ai loro prodotti un tasso di “desiderabilità”, must have, pari a quello dei grandi brand della moda. Aiutati dal fatto che i buyer delle grandi catene alberghiere di lusso, quelle da cui transita gran parte del consumo di vino di prestigio, sono perlopiù d’Oltralpe. Oggi il mercato muta rapidamente e pare maturo per una distribuzione più capillare, mirata al singolo consumatore, mano a mano più consapevole, anche se ancora lontano dall’essere esperto. In questo senso il canale con maggiori potenzialità è quello del commercio elettrionico: per i produttori italiani un muro quasi insormontabile, visto che anche in Europa raramente vi fanno ricorso. Basterebbe però che guardassero qualche cifra per cambiare parere.

La sfida dell’ecommerce. In Cina l’ecommerce negli ultimi anni ha agito come potente catalizzatore delle vendite, generando 121 milardi di dollari di ricavi nel 2011 (ultimo dato aggregato disponibile) in crescita del 66% rispetto all’anno precedente. Nei prossimi tre anni  secondo le stime degli analisti questo mercato si triplicherà, facendo della Cina il maggior mercato ecommerce mondiale, con una crescita annuale prevista di oltre il 30 per cento. Il 63% dei 597 milioni di utenti internet cinesi attuali è nella fascia tra 26 e 40 anni. Tra due anni il gigante asiatico raggiungerà i 700 milioni di utenti internet, il doppio della popolazione online combinata di Stati Uniti e Giappone. Una immensa prateria per il commercio mondiale.

Vendere vino online. I cinesi hanno cominciato a bere vino. Nel 2012 sono state vendute 1,2 miliardi di bottiglie, quasi una per abitante. “La crescita è esponenziale – conferma Stevie Kim, americana di origini coreane che sta guidando l’internazionalizzazione di Vinitaly – solo due anni fa le importazioni di vino in Cina sono aumentate del 70%. Questo è il momento giusto per esserci”. I grandi siti di vendite online hanno fiutato l’affare e stanno investendo in questa direzione. Tre i big player cui guardare: Alibaba, Yesmywine e Wechat, applicazione di istant messaging del principale gruppo di comunicazione mobile. Alibaba è di gran lunga il protagonista della scena in termini di transazioni, un vero gigante da cui passa quasi il 48% delle vendite online sul suolo cinese. Ha 180 milioni di acquirenti e tratta 70mila marchi internazionali.

Come posizionarsi. “Le prospettive sono ottime – spiega Kim – ma è necessario posizionarsi nel modo corretto. Il food and beverage al momento rappresenta il 5% delle vendite Tmall (il marchio di Alibaba per le vendite online B2C, ndr) e per il vino la stragrande maggioranza delle vendite, l’80% , riguarda bottiglie tra i 50 e i 100 Yuan (6-12 euro), solo il 5% delle bottiglie vendute costa più di 25 euro”. Prevalenza per i rossi.

Cosa conviene fare alle aziende italiane? Chi vuole saggiare le potenzialità di ecommerce deve scegliere con cura il partner e posizionare al meglio i propri marchi. Il mercato che al momento può sembrare esiguo promette margini di crescita imponenti. Non dimentichiamo che il 5% di ricavi derivanti dal food and beverage del sito dedicato di Alibaba conta pur sempre per 1,8 miliardi di euro. L’altra esigenza improrogabile è quella di fare rete. Non a caso Vinitaly lancia Vinitaly Wine Club, la piattaforma di ecommerce del vino italiano, destinata, per il momento, solo ai principali mercati europei.  Di tutto questo si parlerà ampiamente da domani a Verona al Vinitaly, dove per la prima volta interverranno, oltre una nutrita schiera di giornalisti specializzati, i principali protagonisti dell’ecommerce cinese.

  • carl |

    Cara Sig.ra Fermanda, La ringrazio x la risposta, tuttavia un ostacolo vetroso non ha mai fermato degli adepti del mercato..
    Se poi pensiamo alla trovata presentata a Vinitaly del prosecco imbottigliato con polvere aurea..:o) ne leggeremo ancora delle belle..

  • Fernanda |

    A Carl: parte imbottigliato, ovviamente
    A Marco: qui si parla di vendite online a consumatori cinesi…

  • Marco |

    avete mai parlato con la dogana italiana? i prodotti che sono su alibaba vengono sequestrati tutti i giorni, la merce dalla cina è tutta falsa.. senza dimostrarlo ovviamente.. e voilà la merce magicamente scompare ! e poi la stessa merce se la fate arrivare dalla germania non scompare perché la dogana non può intervenire.. però alla dogana tedesca la stessa merce non è falsa.. quindi chi è in torto? senza contare che per loro Hong Kong (primo centro finanziario al mondo già da vari anni) Singapore e Cina sono la stessa cosa ! mmmaaa…

  • carl |

    Il vino parte imbottigliato o alla rinfusa? E se alla rinfusa, data l’appetibilità del business, non c’è il rischio che venga “tagliato”, come fanno con le droghe.. Moltiplicandone la quantità..?
    Botte piena e moglie..:o)?
    E’ il mercato bellezza, e tu..:o)

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