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Non c’è crisi per Relais & Châteaux. Nuovo presidente francese, il candidato italiano a un soffio

Corrado Neyroz non ce l'ha fatta. Per solo 4 voti non è diventato il nuovo presidente della catena Relais & Châteaux che associa 515 dimore sparse per i cinque continenti. La contesa a due è stata vinta da Philippe Gombert, avvocato dall'eloquio fluente e, soprattutto, francese. Dopo l'eccezione della presidenza spagnola di Jaume Tàpies si è tornati all'origine: in fondo R&C ha geni francesi e nonostante ormai la catena dell'eccellenza alberghiera di charme sia sviluppata in tutto il mondo alla Francia resta lo scettro di Paese più ricco di indirizzi.

Relais
Neyroz era nella struttura centrale parigina da molti anni e di certo conosce bene i meccanismi che regolano l'associazione. Non resta che augurargli maggior fortuna per la prochaine. Il suo delizioso albergo a Cervinia (l'Hermitage) di certo lo reclama.

Per il resto ieri alla presentazione della guida in versione italiana sono stati accolti i nuovi entrati: due hotel (entrambi in Toscana, Villa Cora a Firenze e Borgo Santo Spirito a Chiusdino) e due ristoranti (Antica Corona Reale di Cervere in Piemonte e Il Luogo di Aimo e Nadia a Milano). Due tavole d'eccellenza, ma il pensiero più affettuoso va ad Aimo, che presidia da decenni l'alta ristorazione milanese, seppure ai fornelli oggi ci siano gli ottimi Fabio Pisani e Alessandro Negrini.

Gombert ha illustrato le strategie della catena. Più attenzione ai paesi asiatici, al digitale, alla cucina. Le new entry in Sud America, Russia e Asia sembrano perfettamente in stile con le canoniche cinque C (charme, carattere, calma, cortesia e cucina) a differenza di alcune scelte degli ultimi anni che hanno lasciato qualche perplessità, soprattutto nelle grandi città.

Nel complesso una catena in ottima salute, con un fatturato globale di 1,7 miliardi (+18%) che ha 36 nuovi associati e 8 nuove destinazioni (dalla Croazia all'Ecuador). E un concetto di accoglienza unico. L'Italia è il terzo paese come destinazione ma con un gap enorme (quasi 15 punti percentuali) rispetto al secondo (gli Stati Uniti). Indovinate chi è in cima alla classifica?