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Da Daniel a Milano in sala servono i cuochi e si può portare il vino da casa. La cucina? Nel segno del maestro Marchesi

La cucina a vista non è più una novità, ma così esposta e aperta, senza un vetro che ripari i commis da orecchie indiscrete (ormai a lavorare in vetrina sono abituati, meno a dover bisbigliare, anche quando verrebbe da mandarsi a quel paese) è decisamente inedita.

Siamo a Brera, nei locali che nei lontani anni Settanta hanno ospitato gli arancioni di Macondo. Oggi sono il regno di Daniel Canzian, 33enne chef veneto, a lungo braccio destro di Gualtiero Marchesi, al Marchesino a fianco della Scala e nel ristorante di Erbusco prossimo alla chiusura. Daniel ha aperto un locale col proprio nome (ma non c'è nulla di pretenzioso nei suoi modi di fare) per iniziare un'avventura con la moglie Chiara, un peperino dal sorriso pronto e la battuta fulminante.

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L'ambiente è molto moderno, l'arredo essenziale, dai colori freddi che si accendono nel rosso del divano centrale. Un grande tavolo comune accoglie i clienti, perlopiù al mezzogiorno con l'offerta di piatti unici "bilanciati".

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Tra i tavoli non un cameriere. Ma i giovani cuochini con la toque che prendono le comande e porgono i piatti. Una scelta di Daniel: chi meglio di quelli che stanno in cucina può spiegare, suggerire, appagare le curiosità del cliente?

In carta un imprescindibile omaggio al maestro: il minestrone alla milanese. Piatto che verrà proposto anche domenica per un pranzo a favore dei City Angels. Interessante e per nulla scontata la carta dei vini, che propone solo etichette italiane ad eccezione dello champagne selezione Troisgros. Ma da Daniel vige il ditritto di tappo: si può portare una bottiglia da casa da bere con gli amici.

Insomma parecchie novità. La coppia trasmette entusiasmo genuino. Lo chef potrebbe facilmente permettersi qualche azzardo di più. E le belle arti affrettare i permessi per concedere una sigillatura più efficace alle finestre…