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Di tonni, politica europea e marketing territoriale

Alla fine ha vinto lo chef francese. Probabilmente quello più inaspettato se devi pensare a un piatto a base di tonno. Ma è andata così. A giudizio insindacabile della giuria tecnica (e non vorrei che il fatto che ne facessi parte anch'io ne sminuisse l'autorevolezza) e di quella popolare, chiamata a votare i piatti proposti dai sei chef in gara al Girotonno di Carloforte nella tre giorni appena conclusa (il primo premio derivava da una media dei due voti).

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E' stato molto interessante – anche se non sorprendente – vedere come a volte divaricassero radicalmente i giudizi tra la giuria sul palco e gli appassionati riusciti a guadagnare uno dei cento posti ai tavoli sul molo della bella cittadina sarda. Che hanno adorato l'hamburger alla ventresca inventato dal maestro Haruo Ichikawa (con Lorenzo Lavezzari) del miglior giapponese di Milano, Iyo.

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Il premio della giuria è andato invece al'essenziale e preciso Metropolitonno (alla cenere) proposto dal brasiliano Mauricio Zillo, anche lui saldamente ancorato a Milano, dove governa i fornelli del Rebelot. 

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Ma al di là dei piatti, tutti meritevoli (peccato per la delusione del sardo Roberto Serra, che la prima sera aveva incantato) è stata un'occasione per parlare di tonno, tonnare, pesca e restrizioni europee.

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E si è scoperto come negli anni le quote decise da Bruxelles abbiano imposto riduzioni progressive alle mattanze sul suolo italiano (Carloforte, insieme a Favignana, uno dei pochi luoghi dedicati) trasformando l'economia locale. Se è vero (come è vero) che l'impetuosa richiesta del mercato giapponese ha via via snaturato questa pesca – fino a dieci,quindici anni fa il tonno medio pescato pesava dai 400 ai 600 chili, oggi è un miracolo se si arriva a 120 – e spinto alla pratica del semi-allevamento, mi chiedo quale sarà lo sviluppo futuro. Un fermo totale, almeno per qualche anno, per ripopolare i mari? Vince l'etologia o il mercato?

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Di sicuro vincente è la politica di marketing della piccola Carloforte che è riuscita a creare intorno al tonno e al suo storytelling (come piace dire a Renzi) una potente leva turistica. Una case history di successo, che meriterebbe di essere replicata (in altri territori, con altri prodotti, ma con la medesima potente focalizzazione).