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Care’s, un nome che è un programma

Care. Lo dice la parola stessa. Prendersi cura, avere attenzione. Ed è questo il senso di Care’s, la manifestazione-incontro-evento-pensatoio che ha preso avvio in queste ore in Alta Badia. Il luogo non è casuale, perché qui vive e lavora Norbert Niederkofler, il cuoco del St. Hubertus (a San Cassiano) che ha dato vita al nuovo progetto (insieme a Paolo Ferretti titolare dell’agenzia di comunicazione HMC di Bolzano e con il contributo dell’amico Giancarlo Morelli, chef patron del Pomireu a Seregno). Care’s è attenzione al territorio, all’ambiente, alla sostenibilità dell’alimentazione così come del lavoro, con un particolare rilievo ai giovani impegnati nel mondo del cibo e della ristorazione.

Si tratta di trovare un nuovo alfabeto condiviso sull’universo dell’alimentazione, in grado di tenere insieme tematiche ambientali e  gusto, rifuggendo da sterili integralismi e riportando la professione del cuoco alla sua dimensione più vera. Come cambierà la cucina nei prossimi anni? Come si tradurrà ai fornelli questa attenzione al territorio, alle stagioni, alla qualità? I clienti capiranno? Sono alcune delle domande a cui cercheranno di rispondere nei prossimi giorni una trentina di chef in arrivo da tutto il mondo chiamati a raccolta da Niederkofler, produttori, addetti ai lavori e giornalisti.

Domattina, al primo round table sull’argomento durante il quale si confronteranno i cuochi, a noi giornalisti è stato chiesto di ascoltare senza intervenire. Il giorno dopo toccherà a noi dire la nostra. Alcuni chef hanno confessato sorridendo che è una gran soddisfazione: “dopo tutto quello che abbiamo dovuto leggere e ascoltare da voi senza diritto di replica… “. Il sottinteso era “quante cavolate avete detto e scritto in questi anni”. Purtroppo non mi sento di dissentire più di tanto. Ma il grande circo Barnum della gastronomia – creato e amplificato dai media – ha avuto tanti protagonisti e comprimari.