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Bento box a teatro (con bollicine)

Domm
Sarà che sono reduce dalla visione de La grande bellezza, lo stordente ritratto di una Roma sguaiata e annoiata portato a Cannes da Paolo Sorrentino. Sarà che varcare il portone del Piccolo Teatro di via Rovello a Milano accende ricordi ed emozioni. Sarà anche che gusto e misura (soprattutto di questi tempi) sono merce rara. Ma l'iniziativa di Dom Pérignon nel chiostro del Piccolo è un piccolo esempio di eleganza perfetta.


L'idea è semplice. Un temporary lounge che per
l'intera settimana farà gustare in anteprima l'ultimo uscito dalle cantine di
Hautvilliers, il Dom 2004. Non è la prima volta che un grande marchio organizza
ristoranti a tempo, a volte anche molto suggestivi, come per la stanza di
cristallo sospesa sopra il Duomo di Electrolux qualche tempo fa. Quel che mi ha
colpito nel caso del Dom è l'assoluta semplicità della proposta (le
tavole imbandite nel colonnato chiuso che circonda il chiostro e solitamente
ospita il Caffé letterario del Piccolo, qualche sobrio divano nel cortile)
"accesa" dall'idea di servire pasti  – e stuzzichini nella versione light
dell'aperitivo – all'interno di un suggestivo Bento Box laccato nero.

L'idea naturalmente è dello chef de cave Richard Geoffroy,
spumeggiante (è il caso di dirlo) intrattenitore durante la prima degustazione
dell'etichetta  2004 nel chiostro intitolato a Nina Vinchi. La temporary
lounge resterà aperta fino al 26 maggio dalle 9 alle 24: breakfast, lunch,
aperitivo e cena. Quattro proposte di box che contengono cinque portate di adeguata sobrietà nipponica. Dal Vegetarian (con un giardinetto "in
terra di cereali") al Landfare (con fassona piemontese e paccheri farciti
di burrata), per passare al Seafood (con tanto di caprese di capasanta e
pomodori) e finire in bellezza con l'Exclusive dedicato ai palati più fini
(astice e tartare di Kobe). Con una flute di Dom Pérignon, da 43 a 80 euro. E per chi non può arrivare fino a via Rovello? Consegna a domicilio (gratuita) con auto elettrica.

 

 

 

  • carl |

    E chi guida l’auto elettrica per le consegne a domicilio..?
    Il solito giovane precario o macjobbista, I presume…:o) Pagato da 4 a 5 euro e 50 all’ora (e senza alcuna flute…:o)
    E’ proprio una crisi “a macchia di leopardo”.
    carl

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