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Tassa sul vino: la Cina getta acqua sul fuoco (se ne parla, eventualmente, tra otto mesi)

 Si allontana la tassa sul vino annunciata da Pechino come ritorsione alle misure decise dalla Ue sull'import di pannelli solari cinesi. Il ministro del commercio avrebbe fatto sapere di non aver ancora messo mano alla questione: l'eventuale nuova tassa anti-dumping infatti sarebbe stata imposta a seguito di una capillare inchiesta sul mercato.

Se ne è parlato molto al Vinexpo di Bordeaux in questi giorni. Molti temevano l'applicazione del prelievo già a partire dai primi di agosto, nella migliore (si fa per dire) delle ipotesi invece slitterà tutto almeno di otto mesi. E potrebbe scendere anche l'aliquota, dal paventato 40 al 10%.

Una boccata di ossigeno per i produttori che guardano alla Cina come il futuro immenso mercato di sbocco, visto anche il calo continuo dei consumi di vino nei paesi occidentali.

Vinitaly, la fiera del vino di Verona si è già mossa per mettere in campo una "controffensiva diplomatica". "Nei prossimi giorni – ha annunciato Stevie Kim, managing director di Vinitaly International – incontreremo a Pechino i vertici della Caws (China Association for Importers & Exporters of Wine and Spirits), l'associazione dedicata al vino, facente capo all'influente Camera di Commercio della capitale (Mofcom), uno dei principali ospiti alla kermesse veronese dello scorso aprile". Come ricorda Vinitaly le esportazioni Ue di vino in Cina nel 2012 sono state di 763 milioni di euro, l'8.6% del valore complessivo, di cui 77 per l'Italia, 89 per la Spagna e 546 per la Francia. Cifre significative ma ben diverse dai 21 miliardi di euro di esportazioni dei pannelli solari cinesi in Europa. "Ed è ben diverso – dice Kim – l'ammontare dei sussidi Ue al settore vitivinicolo: 1.1 miliardi di euro l'anno, secondo una nota diffusa da Vinitaly in Cina, di cui la metà per migliorarne la qualità (ma a scapito dei volumi), 40% per le aziende e solo 100 milioni di promozione, in linea con quanto consentito dal Wto, nei Paesi terzi. Dal 2008 a oggi su dati Istat, le esportazioni nazionali in valore in Cina sono passate da 19 milioni di euro a 77 milioni, e anche i primi due mesi dell'anno hanno confermato il trend, con un aumento record del 42%. Attualmente, ai dazi doganali (14%), si deve aggiungere l'Iva (17%) e la tassa di consumo che ammonta al 10%. Paesi come Nuova Zelanda e Cile hanno siglato accordi bilaterali con Cina e hanno vantaggi per quanto riguarda solo i dazi doganali, non l'Iva né la tassa sul consumo.

 

 


  • carl |

    Chissà cosa ne pensano in Cina del detto “In vino veritas..”.. E degli incidenti stradali dovuti all’etilismo?
    Più vino e “spirits” importeranno, con più etilometri dovranno equipaggiare la loro polizia stradale.. Magari se li produrranno in proprio per poi esportarli qui in occidente..
    Insomma , a riprova che “da cosa nasce cosa”.. :o) Fosse da ridere..

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