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Export fiacco, ma non per i prodotti agricoli e alimentari. Perché i giovani non cercano lavoro lì?

L'Istat oggi ha reso noti i dati del commercio estero nei primi sette mesi dell'anno. C'è poco da entusiasmarsi, solo un misero +0,2%. Inferiore rispetto alle stime iniziali: il dato tendenziale è di una crescita del 3%, ma soltanto grazie a una giornata lavorativa in più.

In questo quadro poco esaltante spiccano le cifre relative all'agroalimentare, uno dei pochi settori a tenere, insieme a tessile e farmaceutica. Nei primi sette mesi dell'anno l'export agroalimentare ha registrato un aumento del 7%. Nel mese di luglio le vendite all'estero dei prodotti freschi agricoli sono salite addirittura del 10%. Splende tra tutti il vino che incassa un incremento superiore al 9% delle vendite sui mercati globali e potrebbe toccare per la prima volta a fine anno un valore di 5 miliardi di euro, un nuovo record storico.

Nel frattempo sono giunti nuovi dati sul tasso di disoccupazione giovanile: negli ultimi tre anni è stato perso un ulteriore milione di posti di lavoro (per gli under35, ma un uomo o una donna di 34 anni è ancora "giovane"? può considerarsi alla pari di un ragazzo alla ricerca di primo impiego?). I dati dell'Istat accendono un faro su una possibile alternativa. Qualcuno può cominciare seriamente a pensare di coglierla?

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  • fernanda |

    Nelle produzioni agricole, nelle produzioni alimentari, più o meno artigianali e di nicchia, nelle vendite dirette online…

  • CorteSconta |

    Scusi ma non ho capito. In che settore propone ai giovani (e non, direi) di cercare opportunità? Nella produzione, nel confezionamento, nel commercio all’ingrosso, al dettaglio (interno o estero)?

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