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Ecco la ricetta del vero limoncello fai-da-te

Estate, calde serate (magari non proprio in questi giorni), relax. Niente di meglio che sorseggiare un limoncello. Soprattutto se artigianale. Circolano decine di ricette per la produzione casalinga del liquore tipico della costiera amalfitana (e ne impazzano a centinaia sul web) ma la cosa migliore è rivolgersi ai veri detentori del know-how. La ricetta che mi appresto a riportare l’ho ascoltata da uno dei più quotati produttori della zona, Salvatore Aceto, nella magica cornice dell’hotel Convento, indirizzo di punta nella ex repubblica marinara che fa parte della scuderia degli Nh Collection, gli alberghi di pregio della famosa catena spagnola (la maggiore come numeri anche in Italia, tra l’altro).

Ecco allora la ricetta Doc per la produzione tra le mura domestiche di un limoncello con i sacri crismi.

Ingredienti:

1 litro di alcool (meglio se da vinacce di vino)

1,2 litri d’acqua, il più pura possibile, bandito il cloro

700 grammi di zucchero

1,5 kg di limoni. D’obbligo lo sfusato amalfitano (meglio se bio) ma possono andare anche i limoni sorrentini

Si pelano i limoni con il pelapatate, solo la parte gialla, quella bianca, sottostante, è amarognola. Le bucce vanno poste inuma vaso di vetro e coperte con l’alcool. Devono riposare da un minimo di 8 a 12 giorni. Quando son pronte si passa a preparare lo sciroppo. Gli amalfitani (che hanno il culto del limone e lo usano persino al posto del detersivo per lavare i piatti o del disinfettante quando si feriscono) lo preparano a freddo, mescolando vigorosamente acqua e zucchero, ma è concesso anche scaldare l’acqua, purché lo sciroppo venga fatto raffreddare prima di aggiungere l’alcool, debitamente filtrato con una garza.

A questo punto il limoncello è quasi pronto: deve riposare al fresco per una settimana. Va servito freddo, ma non deve mai transitare dal freezer, al massimo si raffreddano i bicchieri in cui verrà servito, come si fa per la vodka.

prosit!