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‘nnumari, coltivare un’identità mediterranea. La concreta utopia di Pino Cuttaia

A volte mettere insieme troppi temi di riflessione, troppe ambizioni, sogni e utopie è rischioso. Si rischia di volare troppo alto. Bisogna aver coraggio (di andare incontro anche a qualche critica perplessa) ma soprattutto cuore libero. Ed è esattamente quello che ha avuto Pino Cuttaia, lo chef bistellato di Licata, che ha raccolto nel suo lembo di Sicilia colleghi – ovviamente – ambientalisti, professori universitari, biologi, comunicatori, attivisti e visionari per parlare di Mediterraneo.

58845568-1108519889355498-2386950344157429760-n‘nnumari, nel mare, era il titolo della manifestazione, un evento potpourri dove c’era spazio per cucina e ricette accanto ad analisi geo-politiche, riflessioni su un possibile Erasmus mediterraneo, difese appassionate della biodiversità, dure prese d’atto dello stato in cui lasciamo i nostri mari, approfondimenti antropologici sull’identità comune alle diverse sponde che si affacciano su questo mare. Persino una poetica difesa della “società di conversazione” da parte dell’umanista tunisino Mansour Mhenni: elogio del dialogo che tutto può.

Difficile tirare le fila di tutto e uscire con un Manifesto come pure era nelle intenzioni. Troppe informazioni da elaborare, troppi spunti da sviluppare. Il Manifesto dell’identità mediterranea, di un’economia sostenibile e sempre più circolare che valorizzi saperi, territori e tradizioni in maniera concreta verrà, si spera, nei prossimi mesi. Quando e se sarà possibile creare una sintesi delle esperienze e delle suggestioni emerse nella due giorni di lavori a Licata.

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Era entusiasmante vedere i 15 giovani della Summer School organizzata da Unimed, l’associazione di 124 università di 23 Paesi affacciati sul Mare Nostrum, arrivati a Licata per una settimana di studio e chiamati in prospettiva a coltivare una cultura comune del Mediterraneo, con un paio di ragazze palestinesi che vedevano il mare per la prima volta.

In quelle giornate all’insegna del troppo (troppa utopia?) va dato atto a Pino Cuttaia di avere uno sguardo contemporaneo e profondo su tematiche che, volendo, lo riguardano solo di striscio. Ma anche stringere un rapporto virtuoso con i pescatori, difendere le produzioni sostenibili del proprio territorio è una scelta di campo. E un gesto di speranza.