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Drink Pink, anche in Champagne. E Moet l’ha capito per prima

Through Pink Glasses. Ovvero, cerchiamo di vedere la vita in rosa. Un obiettivo particolarmente attuale, visto quello che abbiamo passato negli ultimi tre mesi…

Sarà anche per questo che tutto ciò che è rosa sembra più invitante? Almeno per quanto riguarda i vini la passione Rosé era già ben viva, negli ultimi anni si è assistito ad un vero e proprio boom. I Rosati sono stati pienamente sdoganati: non più vini per signore ma un’opportunità in più per intenditori e appassionati.

caves-9_bw_hdAnche lo Champagne vira in rosa. Seppure nell’intera regione la produzione di bolle rosé ancora oggi non superi il 10%. Una quota minima. Ma non per tutti.  Una Maison, lungimirante, destìna a questa sfumatura accattivante il 20% delle proprie bottiglie. Si tratta di un colosso della Champagne, Moët & Chandon. Qualche giorno fa la Maison ha organizzato una degustazione di alcuni suoi rosé guidata online dallo chef de cave Benoît Gouez. Tasting a distanza (sempre più frequenti) non meno interessanti che dal vivo.

Molto tempo fa nella Champagne, prima ancora che venisse padroneggiata la tecnica dell’effervescenza, i vini erano prodotti in una serie di sfumature rosé. D’aspetto più simile agli odierni rosé che ai vini rossi, erano generalmente chiamati “Rozé” e rinomati per il “sapore incantevole” e “l’inconfondibile aroma”.

La Maison, fondata nel 1743, produceva da tempo vini “Rozé” oltre a “blanc de noirs”, ossia vini bianchi ricavati da uve nere. Il primo ordine commerciale di “Rozé” registrato dalla Maison risale al 1801, quando Jean- Remy Moët ottenne un ordine di Napoleone Bonaparte e della madre, Letizia, per un quantitativo di 100 bottiglie.

Anche se la data del 1801 segna una tappa storica, lo champagne “Rozé” usato per riempire quelle 100 bottiglie era stato effettivamente  prodotto  diversi   anni prima. Considerando i periodi variabili di maturazione del vino e i documenti d’archivio in cui si indica che quelle  bottiglie di Rozé erano state di fatto sboccate nel  1794, è  ragionevole  concludere  che  il primo champagne rosé di Moët & Chandon risalga al 1794, se non prima.

benoit-gouez-moet-chandon-3A un’altra tappa fondamentale partecipò Benoît Gouez, entrato a far parte della Maison nel 1998. Fu quando rinvenne nelle cantine la più antica bottiglia di champagne rosé in possesso della Maison, datata 1878.

Oggi, Moët & Chandon dimostra ancora una volta di essere un pioniere nella produzione di rosé. La Maison offre infatti una collezione di quattro stili, una gamma variegata di champagne rosé extra brut, brut e demi-sec che garantisce piena versatilità nell’unicità. Ogni cuvée usa diverse varietà di uve combinate in un uvaggio di vini ad hoc, ciascuno con una maturazione calibrata e un dosaggio specifico.

Moët & Chandon, Rosé Impérial, brut fruttato e di colore intenso,  è il “rosé rappresentativo” della Maison. Come spiega Gouez, “pur trattandosi di un assemblaggio dominato dal Pinot Noir, il delicato equilibrio di Rosé Impérial scaturisce principalmente dal Meunier, un vitigno meno strutturato che dà vita a vini rossi più morbidi e rotondi”. Quest’anno è stata lanciata l’edizione limitata Signature, in una bottiglia ridisegnata per dare speciale risalto alle uve di Pinot Noir, con una inedita combinazione cromatica “nero-rosa-oro”.

mc-rose-imperial-beauty-shotNel 2016, Moët & Chandon concepì Ice Impérial Rosé come primo champagne rosé appositamente assemblato per essere degustato solo con ghiaccio. “Ice Impérial Rosé -spiega Gouez – è l’essenza di un momento. È una nuova esperienza di champagne da vivere. Un assemblaggio di vini di base molto specifici che conferiscono un’intensità altamente aromatica, pur creando una struttura che sostiene un dosaggio più elevato per anticipare la diluizione e un retrogusto rinfrescante”.

E poi ci sono i millesimati. Il Grand Vintage Rosé 2012, lanciato nel 2018, è il 43° champagne rosé millesimato della Maison. La tradizione degli champagne Grand Vintage ebbe inizio nel 1842 allorché intenditori inglesi e americani iniziarono a invocare vini dal carattere più maturo. “I vini ricavati da uve nere, soprattutto Meunier, sono riusciti particolarmente bene nel 2012, motivo per cui costituiscono una parte preponderante dell’assemblaggio di vini bianchi – sottolinea Gouez –La componente di vini rossi miscelata con l’assemblaggio di vini bianchi di Grand Vintage Rosé è costituita unicamente  da  uve di Pinot Noir, raccolte solo dai vigneti di massima qualità della Maison, tutti contrassegnati “Premiers Crus” e “Grands Crus”.

 E dunque rosé sia. Anche per le sue specifiche qualità che ne fanno un abbinamento stupefacente con diversi piatti. “Gli odierni champagne rosé maturi hanno sviluppato magnifiche qualità vinose. Le trame appagano il palato e le note complesse si abbinano meravigliosamente al cibo. Uno champagne rosé si presta ad accompagnare un pasto tanto quanto un vino fermo – dichiara Marco Fadiga, executive chef di Moët & Chandon -. Ad esempio, il rosé è uno champagne che si sposa eccezionalmente bene con alcune varietà di bacche e quindi, ed è qui la novità, con svariati formaggi e carni rosse. Tutto questo è dovuto alla forza e alla struttura delle uve nere”.