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“Appetiti”, e quella volta che Luca Iaccarino degustò 39 piatti in un giorno

Ad una di queste “avventure” ho partecipato anch’io. Almeno alla prima parte. Non ho lo stomaco di ferro e la vorace curiosità di Luca Iaccarino, uno dei colleghi-amici del cuore del circo mediatico food&wine. Me lo ricordo bene. Erano quasi le cinque del pomeriggio e ci alzavamo da tavola dopo aver fissato nel palato e gustato con gli occhi la precisione rigorosa del menu degustazione di Geranium, il tristellato danese di Rasmus Kofoed e Søren Ledet. Un pasto memorabile per intelligenza di accostamenti, creatività, tecnica stratosferica e understatement (Rasmus non ha mai bisogno di esibire).

Luca è l’unica persona di mia conoscenza totalmente impermeabile al contesto – un’inguaribile entusiasta (che non significa acritico) sia quando è attavolato ai migliori ristoranti del mondo che mentre ordina un quartino della casa in trattoria. Quel pomeriggio aveva un po’ fretta. Noi ci saremmo avviati verso l’aeroporto, lui si apprestava a rimettersi a tavola. Non una qualunque, quella del Noma, il ristorante che ha creato il fenomeno della cucina nordica.

schermata-2021-04-19-alle-17-38-05I trentanove piattini – quelli degustati in tutto da Luca quel giorno – oggi si ritrovano in capitolo del suo nuovo libro, Appetiti, a breve sugli scaffali. Appetiti racconta storie, esperienze, riflessioni. Alcune di queste riprese da articoli comparsi su “D – la Repubblica”, “il Corriere della Sera” e altre testate, altre del tutto inedite.

Come ricorda nella prefazione Mario Calabresi, Luca “si è immerso nel mondo che ama, in tutte le declinazioni possibili e immaginabili, svelandoci le storie più belle ma anche gli aspetti più discutibili, opachi e preoccupanti”. Dal resoconto della sua esperienza come cameriere nel più famoso ristorante del mondo (l’Osteria Francescana di Massimo Bottura) alla traversata del  Mediterraneo a bordo di una nave di cuochi; dal racconto del “social eating” al pasto nel ristorante di Virgilio Martinez a 3600 sulle cime andine, così come a tavola con i bambini delle mense scolastiche. Facendosi anche raccontare dai direttori di alberghi blasonati cosa succede quando il “topo d’albergo” è un cliente, magari anche molto facoltoso…