Nonostante la folla di turisti, nonostante il continuo fiorire di bar, enoteche, trattorie non prive di pretese e negozi colmi di oggetti inutili, nulla riesce a togliere a Matera la sua magia. Banale dirlo ma è davvero un posto unico, che contiene in sè moltitudini di suggestioni e accende emozioni forti. I legami stretti della vita di comunità nei Sassi, la fatica, le difficoltà, ma anche l’intensa solidarietà: tutto trova una strada per riemergere mentre si passeggia tra le vie della città e non può lasciare indifferenti.
La ristrutturazione del Sassi, avviata dopo un tormentato processo di “riposizionamento” degli abitanti, è stata perlopiù corretta e filologica. Il risultato è ammaliante. Ne è un esempio fulgido il progetto di Vetera Matera. Albergo diffuso di 23 camere, Relais & Châteaux dall’apertura, si propone con una discrezione che è già una dichiarazione di stile. Un lusso che si costruisce per sottrazione, nell’ascolto del luogo, nel rispetto quasi ostinato per la materia.

Diffuso tra vicoli, corti e cavità millenarie, il Vetera è frutto di una lunga ristrutturazione rispettosa del contesto. Il risultato è un’estetica controllata, quasi ascetica, in cui il design contemporaneo si ritrae per lasciare spazio alla potenza del tufo.

Dormire qui è un’esperienza immersiva: i rumori attutiti delle grotte, la luce che entra obliqua dalle aperture e disegna geometrie sempre diverse. Alcune camere hanno vasche ipogee, così come è una sala ipogea scavata nella roccia ad accogliere il ristorante di fine dining Artema, affidato allo chef campano Eduardo Estatico, che si muove sulla linea sottile tra memoria e costruzione.
I due percorsi degustazione – “Basilicata in verde” e “In viaggio con Eduardo” – raccontano un Sud filtrato dal racconto personale. La materia prima lucana è protagonista, ma non in modo didascalico: Estatico ha percorso la regione alla scoperta degli ingredienti locali ed ha creato una rete di fornitori di qualità: la tradizione della norcineria vive nei salumi del Salumificio Carbone, i latticini arrivano dal Caseificio Maggiore, le uova biologiche dall’Azienda Agricola Padula. carciofi, pomodorini semi-dry e cardoncelli sono dell’Azienda Agricola De Carlo, mentre le olive infornate di Ferrandina arrivano dall’azienda agricola Lacertosa.

Artema offre anche ricette del territorio, alleggerite e rese coerenti con una proposta che guarda sempre all’alta cucina. La Basilicata affiora nei dettagli ed è più visibile nei piatti serviti in terrazza, più snelli e diretti, dove emerge anche la memoria partenopea in una pizza memorabile. Buona selezione di vini, che troverà ancor maggior evidenza nelle proposte di wine tasting e aperitivi all’interno della scenografica cantina scavata nel cuore della roccia, cui si accede scendendo una elegante scalinata.

Potrebbe bastare così (l’hotel offre anche una bellissima Spa) ma il richiamo della città è troppo forte. Matera, laboratorio di lentezza e deviazioni, ti attrae con languida sollecitudine.
Perdersi all’alba nei vicoli meno battuti del Sasso Caveoso, che conserva una dimensione quasi domestica, salire verso la Civita, dove la luce scolpisce i volumi con una precisione quasi caravaggesca, attraversare idealmente la gravina e spostarsi nel Parco della Murgia Materana, dove la città si vede “al contrario”, come un organismo scavato nella luce, e le chiese rupestri, patrimonio silenzioso, quasi ascetico, riservano ancora sorprese.

E poi c’è la campagna intorno. Un paesaggio più morbido, fatto di ulivi, masserie, strade secondarie. Il luogo giusto per incontri non programmati: piccoli produttori, pane cotto a legna, oli che raccontano stagioni difficili e mani esperte.