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E se l’etichetta trasparente venisse imposta da petizioni online? Negli Usa Coca-Cola…

Lo so, è un po' azzardato generalizzare ma il collegamento mi è venuto spontaneo. Dopo aver letto il pezzo di Annamaria Capparelli sulle dichiarazioni del ministro Martina che spera di ottenere un accordo Ue per arrivare una volta per tutte all'etichetta trasparente (difendere la diversità spingerebbe i prodotti agricoli di qualità, ha detto alla riunione dei ministri Ue dell'Agricoltura) mi sono imbattuta nella notizia che Coca-Cola e Pepsi toglieranno un ingrediente dalle loro bibite. Sparirà l'olio vegetale bromurato, additivo usato come stabilizzatore.

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E perchè lo fanno? Sull'onda del successo di una petizione postata su Change.org da una ragazzina di Hattiesburg, Mississippi che ha ottenuto migliaia e migliaia di adesioni. La fanciulla ha scritto di aver avviato la petizione quando è venuta a sapere che in Giappone e in Europa (su questi temi siamo spesso molto avanti, bisogna riconoscerlo) l'additivo, utilizzato nelle bibite vendute alla sua scuola, era vietato.

E se partissero petizioni dal basso per risolvere una volta per tutte la vicenda delle etichette trasparenti? Certo si rischia di non tener conto di costi aziendali che ai più non sono noti, ma le imprese almeno saprebbero esattamente cosa vogliono sapere i consumatori.